ATLANTIDE

di JULIUS EVOLA.

Estrat­to da “Il mon­do alla rove­scia
Edi­zio­ni Arŷa Geno­va 2008. 

L’opera di Deme­trio Mere­z­ko­w­sky, usci­ta in una tra­du­zio­ne ita­lia­na, sot­to il tito­lo di “Atlan­ti­de” (Hoe­pli, Mila­no, 1937), non solo è fra le più signi­fi­ca­ti­ve in tut­ta la pro­du­zio­ne di que­sto gran­de scrit­to­re rus­so, ma costi­tui­sce anche qual­co­sa di uni­co nel suo gene­re nel­la let­te­ra­tu­ra con­tem­po­ra­nea. È un’opera di sin­te­si: le facol­tà intui­ti­ve di un arti­sta qui si appli­ca­no ad un mate­ria­le di cono­scen­ze e di testi­mo­nian­ze trat­te dai domi­nî più varî – dal­la sto­ria del­le reli­gio­ni alla geo­lo­gia, dal­la paleon­to­lo­gia alla mito­lo­gia com­pa­ra­ta e all’antropologia – e lo ani­ma, lo “fa par­la­re”, lo orga­niz­za intor­no ad alcu­ne idee fon­da­men­ta­li, cui poi lo sti­le per­so­na­le dell’autore dà uno straor­di­na­rio pote­re sug­ge­sti­vo e una for­te drammatizzazione.
Il libro va soprat­tut­to segna­la­to in rife­ri­men­to al suo meto­do. Per esplo­ra­re il mon­do del­le ori­gi­ni, per sor­pren­de­re il segre­to del­le civil­tà pri­mor­dia­li, biso­gna por­tar­si su di un pia­no in cui, come dice giu­sta­men­te il Mere­z­ko­w­sky, la sto­ria, il mito e il miste­ro diven­go­no ele­men­ti soli­da­li e indi­vi­si­bi­li di un tut­to. Il mon­do, che si vuo­le chia­ma­re “pre­i­sto­ri­co”, è effet­ti­va­men­te un mon­do qua­li­ta­ti­va­men­te diver­so dal nostro, diver­so non per via di una mag­gio­re o mino­re lon­ta­nan­za cro­no­lo­gi­ca, ma per una diver­sa strut­tu­ra, per un diver­so rap­por­to fra l’umano e lo spi­ri­tua­le, fra ciò che è sto­ria e ciò che è supe­rio­re alla sto­ria e che come tale sem­pre sfug­gi­rà ai cosid­det­ti accer­ta­men­ti “scien­ti­fi­ci”. Il mon­do del­le ori­gi­ni, lun­gi dall’essere, come ancor oggi mol­ti lo sup­pon­go­no, un mon­do semi­be­stia­le e pri­mi­ti­vi­sti­co, fu un mon­do nel qua­le real­tà e sim­bo­lo, veri­tà e mito spes­so inter­fe­ri­ro­no. E ciò indi­ca già il meto­do che deve segui­re chi voglia inol­trar­vi­si: costui deve cer­ca­re di estrar­re dai miti anti­chi il loro aspet­to di sto­ria e deve simul­ta­nea­men­te rac­co­glie­re gli spar­si fram­men­ti di sto­ria, che ci sono per­ve­nu­ti da quei tem­pi pri­mor­dia­li, intor­no ad alcu­ni pun­ti uni­ta­ri di rife­ri­men­to, che solo il mito può offrire.

Natu­ral­men­te, per poter con­dur­re seria­men­te e imper­so­nal­men­te un simi­le ordi­ne di ricer­che occor­re qual­co­sa d’altro anco­ra, cosa che il Mere­z­ko­w­sky rico­no­sce, dicen­do che sto­ria e mito si com­ple­ta­no col myste­rium. È faci­le, infat­ti, per­der­si nel­la fan­ta­sti­che­ria, quan­do il con­trol­lo rigi­do dei fat­ti fini­sce col riguar­da­re sol­tan­to un domi­nio par­zia­le e subor­di­na­to. Per poter anda­re oltre, occor­re pos­se­de­re o una spe­cia­le intui­zio­ne, o i dati di un inse­gna­men­to tra­di­zio­na­le rego­la­re, ovve­ro, ed ancor meglio, l’una e l’altra cosa, cioè un pote­re intui­ti­vo che agi­sce sul­la sicu­ra base di una cono­scen­za tra­di­zio­na­le. Effet­ti­va­men­te solo in quest’ultimo caso si può esse­re qua­si del tut­to al ripa­ro di ogni devia­zio­ne. La sem­pli­ce intui­zio­ne può, sì, far coglie­re qua e là, come per lam­peg­gia­men­ti, mol­te cose impor­tan­ti, ma essa non ha, in fon­do, modo di assi­cu­rar­si con­tro bru­sche irru­zio­ni del­la fan­ta­sia, che, quan­do il sin­go­lo pro­ce­de da solo, da nul­la può esser più controllata.

Dob­bia­mo dire che quest’ultimo, in una cer­ta misu­ra, è anche il caso del Mere­z­ko­w­sky; il qua­le, per così dire, ci appa­re come una spe­cie di “libe­ro tira­to­re” agli avam­po­sti del­le nuo­ve cor­ren­ti di meta­fi­si­ca del mito. È per que­sto che già abbia­mo det­to che in lui l’esempio di un meto­do nuo­vo è quel che più con­ta; quan­to ai risul­ta­ti, essi non han­no tut­ti lo stes­so valo­re, biso­gna sepa­ra­re un lato posi­ti­vo, suscet­ti­bi­le ad esser senz’altro con­fer­ma­to dal vero inse­gna­men­to tra­di­zio­na­le, da un altro lato, che pur­trop­po risen­te di vedu­te per­so­na­li dell’autore. Vedia­mo bre­ve­men­te di che si tratta.

Il Mere­z­ko­w­sky non si dà tan­to alla mera ricer­ca del fat­to bru­to, se l’Atlantide, il leg­gen­da­rio con­ti­nen­te posto fra Ame­ri­ca ed Euro­pa, sia o no esi­sti­ta; ma si dà, anzi­tut­to, a rico­strui­re la sto­ria e la tra­ge­dia di una gran­de civil­tà pri­mor­dia­le attra­ver­so le testi­mo­nian­ze con­cor­dan­ti del­le tra­di­zio­ni, dei miti e dei docu­men­ti più varî; poi, in un secon­do tem­po, cer­ca di con­net­te­re il desti­no di tale civil­tà appun­to a quan­to si nar­ra cir­ca l’Atlantide e la sua fine.

Il fat­to è che, in una for­ma o nell’altra, le tra­di­zio­ni di tut­ti i popo­li con­ten­go­no il ricor­do di una civil­tà o uma­ni­tà pri­mor­dia­le, di carat­te­re supe­rio­re e qua­si “divi­no”, e con­ser­va­no pari­men­ti il ricor­do di una cata­stro­fe, che la tra­vol­se e la distrus­se, chiu­den­do un gran­de ciclo sto­ri­co, apren­do­ne uno nuo­vo. Così, tut­te le tra­di­zio­ni par­la­no di una “età dell’oro”, di una “ter­ra del sole”, di un “para­di­so ter­re­stre”, di una “ter­ra dei viven­ti” o degli “immor­ta­li”, e così via – e tut­te ricor­da­no un dilu­vio, o ana­lo­ghi scon­vol­gi­men­ti, o “casti­ghi” di varia spe­cie. Tut­to ciò non è fan­ta­sia mito­lo­gi­ca, dice il Mere­z­ko­w­sky, ma è anche sto­ria. È il miste­ro dell’Atlantide. E la sto­ria non nega, ma poten­zia e illu­mi­na tra­gi­ca­men­te il con­te­nu­to di veri­tà del mito.

Senon­ché il Mere­z­ko­w­sky com­met­te l’errore di ripor­ta­re all’unico pun­to di rife­ri­men­to “Atlan­ti­de” del­le real­tà sto­ri­co-miti­che spes­so assai diver­se. L’Atlantide può con­si­de­rar­si come l’ultimo atto di una serie di tra­ge­die pre­i­sto­ri­che, e la sua civil­tà non è per nul­la quel­la del­la “pri­ma uma­ni­tà”. Secon­do l’insegnamento tra­di­zio­na­le, ciò che sta effet­ti­va­men­te all’inizio del ciclo sto­ri­co che giun­ge­rà fino a noi, non fu l’Atlantide, ma la cosid­det­ta “Ter­ra degli Iper­bo­rei”, anch’essa, si dice, scom­par­sa per via di un muta­men­to geo­fi­si­co il qua­le avreb­be coper­to di ghiac­cio la regio­ne cor­ri­spon­den­te. Non si può far però trop­po tor­to al Mere­z­ko­w­sky per que­sta con­fu­sio­ne, giac­ché, nel­le varie testi­mo­nian­ze spes­so i ricor­di rela­ti­vi all’Iperboride si sono sovrap­po­sti e mesco­la­ti con quel­li più recen­ti e vivi rela­ti­vi all’Atlantide. Non solo: per il fat­to che la civil­tà atlan­ti­dea, ori­gi­na­ria­men­te, in alcu­ne sue par­ti, sem­bra aver ripro­dot­to il tipo stes­so del­la assai più remo­ta civil­tà iper­bo­rea, si fu por­ta­ti spes­so a rife­ri­re a quel­la mol­te cose che effet­ti­va­men­te si rife­ri­va­no a que­sta, per via di analogia.

Il Mere­z­ko­w­sky toc­ca un pun­to mol­to impor­tan­te, par­lan­do di una soli­da­rie­tà fra cau­se geo­fi­si­che e cau­se spi­ri­tua­li o meta­fi­si­che. La cata­stro­fe dell’umanità atlan­ti­dea e del­la sua civil­tà tita­ni­ca­men­te gran­dio­sa non sareb­be sta­to casua­le, irra­zio­na­le. Essa sareb­be sta­ta pro­vo­ca­ta da un fat­to spi­ri­tua­le, attra­ver­so leg­gi occul­te che con­net­to­no l’interiore con l’esteriore, le for­ze dell’uomo e le for­ze del­le cose. Anche ciò è, di mas­si­ma, con­for­me all’insegnamento tra­di­zio­na­le. È nell’interpretazione del­la cau­sa pri­ma, inte­rio­re, del­la cata­stro­fe che inve­ce comin­cia­no ad entra­re in giuo­co vedu­te per­so­na­li, e quin­di arbi­tra­rie, dell’Autore.

Vi è anco­ra del giu­sto quan­do, nel riguar­do, il Mere­z­ko­w­sky si limi­ta a par­la­re del tra­pas­so da una civil­tà sacra­le di “uomi­ni simi­li a dèi” ad una “civil­tà tita­ni­ca”. Col suben­tra­re del­la vio­len­za, dell’orgoglio, del­la pre­va­ri­ca­zio­ne pro­me­tei­ca, del­la “magia nera”, cioè di un uso infe­rio­re di for­ze spi­ri­tua­li e di spe­cia­li riti, con tut­to ciò, come lo dice la tra­di­zio­ne ebrai­ca, “le vie del­la car­ne furon gua­ste sul­la ter­ra”, si pro­dus­se una spe­cie di evo­ca­zio­ne di for­ze abis­sa­li, le qua­li alla fine dove­va­no dar luo­go allo stes­so cata­cli­sma geofisico.

Que­sto è il sen­so di mol­te tra­di­zio­ni con­cor­dan­ti, nel­le qua­li si deve vede­re qual­co­sa di più che non una sem­pli­ce mito­lo­gia: e già il fat­to di tan­te cor­ri­spon­den­ze di moti­vi là dove, secon­do le cono­scen­ze comu­ni, non avreb­be potu­to sta­bi­lir­si alcu­na tra­smis­sio­ne, è mol­to significativo.

La edi­zio­ne ori­gi­na­le (di cui, non si sa per­ché, la pre­sen­te tra­du­zio­ne ita­lia­na non è che un sun­to, ampu­ta­to, fra l’altro, di tut­ti i rife­ri­men­ti alle fon­ti) ha per tito­lo appun­to: Il Miste­ro dell’Occidente. Essa reca una intro­du­zio­ne, nel­la qua­le l’autore si com­pia­ce di colo­ra­re di tin­te apo­ca­lit­ti­che le pro­spet­ti­ve del­la pros­si­ma guer­ra mon­dia­le. Ciò mostra la fal­sa stra­da che il Mere­z­ko­w­sky ha pre­sa sot­to la spin­ta di un misti­ci­smo sospet­to, uma­ni­ta­rio e semi­col­let­ti­vi­sta, di tipo spe­ci­fi­ca­ta­men­te sla­vo, misti­ci­smo, che non ha natu­ral­men­te nul­la a che fare con ogni vedu­ta tra­di­zio­na­le. La tra­ge­dia del­la pre­va­ri­ca­zio­ne tita­ni­ca, eppe­rò la neces­si­tà di inte­gra­re e tra­sfi­gu­ra­re median­te rife­ri­men­ti dav­ve­ro spi­ri­tua­li e tra­scen­den­ti le for­ze evo­ca­te da ogni civil­tà di tipo affat­to “uma­ni­sti­co” e tel­lu­ri­co (tipo, cui anche la civil­tà attua­le, sot­to varî aspet­ti, appar­tie­ne), sono cose serie. L’orrore per la guer­ra e l’identificazione del­la pace con la spi­ri­tua­li­tà non sono che “sto­rie”, cioè fisi­me. Chi ha natu­ra di guer­rie­ro può tro­va­re nel­la guer­ra vie di un supe­ra­men­to di sé e di una tra­sfi­gu­ra­zio­ne tan­to rea­li, quan­to quel­li che altri può inve­ce con­se­gui­re attra­ver­so l’ascesi, la rinun­cia e l’umiltà. Ed è un fat­to che non di rado con­giun­tu­re tra­gi­che col­let­ti­ve han­no pro­pi­zia­to rea­zio­ni spi­ri­tua­li e “risve­gli” in un modo assai miglio­re che non nel cli­ma idil­lia­co di una pace e di una “età dell’oro” mala­men­te, “lunar­men­te” intesa.

Ma una vol­ta che il let­to­re si sarà reso con­to di que­sti pas­si fal­si, potrà facil­men­te sepa­ra­re e neu­tra­liz­za­re quan­to nel libro ad essi si rife­ri­sce e con­cen­tra­re il suo inte­res­se sul resto: ren­den­do­si con­to di quan­te cose di straor­di­na­rio inte­res­se si tro­va­no in que­sto libro, che, nell’ordine di quan­to appa­re oggi nel­la pub­bli­ci­tà, dif­fi­cil­men­te tro­va­no riscon­tro altrove.