DALL’ESOTERISMO AL SOVVERSIVISMO MASSONICO



di JULIUS EVOLA
da “La Vita Ital­iana”, XXV, aprile 1937, ora in “Scrit­ti sul­la mas­sone­r­ia vol­gare spec­u­la­ti­va”,
Edi­zioni Arŷa, Gen­o­va 2012

Il nos­tro arti­co­lo sul­la Soci­età delle Nazioni quale super­sta­to mas­son­i­co, usci­to sul numero di feb­braio di Vita Ital­iana, ha provo­ca­to, da parte di qual­cuno, delle osser­vazioni, cui vale far cen­no, per­ché quel che nel riguar­do si deve rispon­dere non può non inter­es­sare chi si occu­pa a fon­do del prob­le­ma massonico.

Per esaurire questo prob­le­ma e per gius­ti­fi­care sot­to ogni pun­to di vista l’attitudine anti­mas­son­i­ca bisogna infat­ti affrontare alcune ques­tioni, che di soli­to dagli avver­sari politi­ci e mil­i­tan­ti del­la mas­sone­r­ia ven­gono igno­rate, o sorvolate.

È vero che per i com­pi­ti imme­diati dell’azione tali ques­tioni non si impon­gono diret­ta­mente e che non vi è bisog­no di inda­gare stori­ca­mente e dot­tri­nal­mente l’essenza del­la mas­sone­r­ia nel­la sua for­ma attuale per pren­dere posizione di fronte ad essa. Tut­tavia nes­suno vor­rà negare, che una posizione nell’esser sal­da non solo prati­ca­mente, ma anche dot­tri­nal­mente, non abbia da guadagnare: soprat­tut­to se si pone mente a col­oro che sem­pre amano accusare il lato soltan­to politi­co di cer­ti atteggia­men­ti per poter­li cir­co­scri­vere in un dominio con­tin­gente e irrazionale e per pot­er­si dare a delle decla­mazioni in nome di una pre­sun­ta, lesa idealità.

Pro­prio le osser­vazioni fat­te­ci sono utili per andare in fon­do in questo sen­so nel prob­le­ma mas­son­i­co. Sono osser­vazioni che han­no un tono di sor­pre­sa e in pari tem­po di rim­provero, tan­to che potreb­bero qua­si sin­te­tiz­zarsi in un: Tu quoque? “Che degli uomi­ni di parte, dei nazion­al­isti ad oltran­za e dei gesuiti si scagli­no con­tro la mas­sone­r­ia”, ci scrive tes­tual­mente la per­sona in ques­tione, “non fa mer­av­iglia: sic sunt tem­po­ra. Mer­av­iglia fa però che si schieri sul­la stes­sa lin­ea una per­sona che, come Lei, sem­pre pre­tende riferir­si a dei pun­ti di vista supe­ri­ori; che ha scrit­to cose egregie sull’ermetismo, sulle antiche tradizioni iniziatiche e il sim­bolis­mo; una per­sona, infine, le cui sim­patie per la reli­gione dom­i­nante non dovreb­bero essere deli­ran­ti, se egli è sem­pre l’autore di un libro su di un impe­ri­al­is­mo non pro­pri­a­mente cris­tiano e se egli è sem­pre il cre­atore di quel­la inter­pre­tazione del Medio­e­vo, nel­la quale al ghi­bellinis­mo, ai Tem­plari e ad ogni altra cor­rente analo­ga viene riconosci­u­to un alto val­ore”.

Dopo di che, il nos­tro cor­rispon­dente sog­giunge: “Devo davvero ammet­tere che Lei ignori tut­to ciò che la mas­sone­r­ia possiede e con­ser­va in fat­to di tradizioni e di sim­boli iniziati­ci, soprat­tut­to quel­la di Rito Scozzese? Devo pro­prio credere che tante des­ig­nazioni di gra­di mas­soni­ci, per esem­pio: Cav­a­liere Solare, Sub­lime Principe del Seg­re­to Regale, Sovra­no Principe dei Rosacroce, Dig­ni­tario del Sacro Romano Impero,(1) le siano sconosciute o non la porti­no ad evo­care qual­cu­na delle idee spir­i­tu­ali e tradizion­ali a Lei tan­to care? Nel caso di una per­sona che si sti­ma, un esem­pio di oppor­tunis­mo è sem­pre penoso. Così vor­rà forse dir­mi che cosa devo pen­sare quan­do Lei sposa in Vita Ital­iana i soli­ti luoghi comu­ni con­tro la con­giu­ra mas­son­i­ca e la mas­sone­r­ia crea­tu­ra demo­c­ra­t­i­ca, lib­er­al­is­ti­ca, ebraica, ecc. ecc., saltan­do a pié pari tut­to il resto”.

Abbi­amo cre­du­to oppor­tuno riportare nel­la sua espres­sione tes­tuale il rim­provero, impronta­to tan­to di sin­cer­ità quan­to di inge­nu­ità, del nos­tro cor­rispon­dente. Al quale dire­mo subito questo: che noi vor­rem­mo augu­rar­gli di conoscere così bene la realtà del­la mas­sone­r­ia, quan­to, pur non essendo mai sta­ti mas­soni, noi ne conos­ci­amo le super­strut­ture sim­boliche e tutte le altre cose, a cui egli ha pen­sato di richia­mare la nos­tra atten­zione. Poiché, in tale caso, egli potrebbe ren­der­si per­fet­ta­mente con­to di come la nos­tra atti­tu­dine sia coer­ente e come il nos­tro atteggia­men­to politi­co non sia oppor­tunis­mo, ma sia la con­seguen­za diret­ta di quel che noi teori­ca­mente e dot­tri­nal­mente pen­si­amo e pro­fes­si­amo, fuori da ogni con­tin­gen­za lega­ta ai tempi.

Riv­ol­gen­do­ci ora al let­tore in genere, dob­bi­amo pre­gar­lo di seguir­ci in un ordine di con­sid­er­azioni, che forse non gli rius­ci­ran­no famil­iari, per­ché gli ele­men­ti in ques­tione si riferiscono essen­zial­mente al lato sot­ter­ra­neo, se così si può dire, del­la sto­ria e per­ché forse per la pri­ma vol­ta egli sarà por­ta­to dinanzi agli ide­ali di una spir­i­tu­al­ità, che non deve essere giu­di­ca­ta soltan­to dal pun­to di vista del­la reli­gione occidentale.

Ciò è nec­es­sario, per­ché andare in fon­do in una ques­tione, come quel­la ora soll­e­va­ta, non si può sen­za rifar­si agli inizi. E gli inizi retro­ce­dono di là dal mon­do mod­er­no e dalle idee a questo familiari.

Noi non vogliamo di cer­to affrontare il prob­le­ma delle orig­i­ni storiche del­la mas­sone­r­ia, prob­le­ma com­pli­catis­si­mo già per il fat­to che bisognerebbe com­in­cia­re col pre­cis­are che cosa si intende per mas­sone­r­ia: se l’associazione semi­seg­re­ta e mil­i­tante apparsa nei tem­pi mod­erni, ovvero gli anteceden­ti che ques­ta orga­niz­zazione ha sicu­ra­mente avu­ti e che pre­sen­tano già un diver­so carattere.

Per i nos­tri scopi, dob­bi­amo fer­mar­ci anz­i­tut­to alla mas­sone­r­ia con­cepi­ta nel pri­mo dei due sen­si: la quale si è assai verosim­il­mente orga­niz­za­ta (pri­ma in Inghilter­ra e poi in Fran­cia) tra la fine del XVII sec­o­lo e la pri­ma metà del XVIII sec­o­lo, cioè in un peri­o­do, che suc­cede imme­di­ata­mente a quel­lo in cui un movi­men­to che fece assai par­lar di sé in Europa ed ebbe una natu­ra assai enig­mat­i­ca (il movi­men­to dei Rosacroce) smise ogni sua man­i­fes­tazione sensibile.(2) In ques­ta sua for­ma e in tutte le sue espres­sioni pratiche la mas­sone­r­ia è sta­ta in una inti­ma con­nes­sione con l’illuminismo, l’enciclopedismo, il razion­al­is­mo e, in genere, con tut­to quel fer­men­to ide­o­logi­co, che fu l’immediato antecedente del­la Riv­o­luzione francese. E che l’azione prat­i­ca e polit­i­ca del­la mas­sone­r­ia nei tem­pi suc­ces­sivi e fino ad oggi sia resta­ta stret­ta­mente fedele ad una tale ide­olo­gia, è cosa che nes­suno può seri­amente con­testare, poiché vi sarebbe solo l’imbarazzo del­la scelta per addurre, in propos­i­to, quante e più esplicite dichiarazioni si vogliano da parte degli espo­nen­ti più autor­iz­za­ti e uffi­ciali del­la mas­sone­r­ia. Gli “immor­tali prin­cipi” restano essen­zial­mente il cre­do mas­son­i­co. Questi prin­cipi ven­gono impug­nati per una azione riv­o­luzionar­ia gen­erale e per una lot­ta con­tro ogni prin­ci­pio cen­tral­iz­za­to di autorità, sia polit­i­ca, sia politi­co-spir­i­tuale (come la Chiesa). Nel nos­tro prece­dente e incrim­i­na­to arti­co­lo noi del resto non abbi­amo inven­ta­to nul­la, abbi­amo sem­plice­mente sun­teggia­to il reso­con­to uffi­ciale di un con­gres­so inter­nazionale mas­son­i­co, dal quale è già risul­ta­ta chiara la per­sis­ten­za del­lo stes­so atteggia­men­to, con la tenace e mil­i­tante dife­sa dei prin­cipi del­la democrazia, del libero pen­siero, dell’antigerarchia. Ma nel­la mas­sone­r­ia esiste anche un ordi­na­men­to ger­ar­chico inter­no ed esiste una tradizione sim­bol­i­ca e rit­uale che sem­br­erebbe in aper­to con­trasto con sim­ili atteggia­men­ti e par­rebbe imporre un rifer­i­men­to a cor­ren­ti o dot­trine preesisten­ti alla for­ma attuale del­la mas­sone­r­ia e di un carat­tere spir­i­tuale incon­testa­bile. A questo riguar­do, il nos­tro criti­co ha ragione. Pre­cis­are nei ter­mi­ni di una stor­i­ca esat­tez­za tali cor­ren­ti non è facile assun­to; in gen­erale, può solo dirsi che quan­to si tro­va in ques­ta parte extra-polit­i­ca del­la mas­sone­r­ia riman­da in pri­mo luo­go ad ele­men­ti rosacro­ciani e forse anche tem­plari, in sec­on­do luo­go ad ele­men­ti pagani ed ermeti­ci (rifer­i­men­ti agli antichi mis­teri egizi ed al sim­bolis­mo alchémi­co delle trasmu­tazioni), in ter­zo luo­go ad ele­men­ti ebraici. Quest’ul­ti­ma com­po­nente ebraica deri­va però da dot­trine metafisiche, come quelle del­la Qab­bala e del­lo Zohar, e non ha a che fare con quel che più tar­di sarà l’influenza ebraica mil­i­tante nell’incontro dell’internazionale mas­son­i­ca con quel­la ebraica. Volen­do, si potrebbe anche con­cedere che il carat­tere sin­cretis­ti­co di questo insieme riguar­da solo le apparen­ze: infat­ti, per la loro stes­sa natu­ra, gli inseg­na­men­ti di scuole del genere riman­dano sem­pre ad una fon­da­men­tale unità di dot­t­ri­na e di inten­zione. Ma qui non è il caso di fer­mar­ci su questo pun­to. II prob­le­ma fon­da­men­tale è piut­tosto: esiste una relazione, ̵e (nel caso pos­i­ti­vo, quale relazione) ̵fra ques­ta dot­t­ri­na e la ten­den­zial­ità polit­i­ca e riv­o­luzionar­ia del­la mas­sone­r­ia moderna?

Vi è chi ha affronta­to la ques­tione, ma per darvi una soluzione che, a par­er nos­tro, dimostra più pre­ven­zione che non uno stu­dio adegua­to dell’argomento e una pre­sa diret­ta di con­tat­to con ciò di cui si trat­ta. Si viene cioè a par­lare di una specie di tradizione perenne di natu­ra più o meno lucife­ri­na e anti­cris­tiana ser­peg­giante attra­ver­so tut­ta la sto­ria: una tradizione di perenne riv­ol­ta, di perenne “ribel­lis­mo” ̵(direbbe l’am­i­co Cavallucci)(3) la quale avrebbe assun­to ora una for­ma e ora un’altra, man­i­fe­s­tandosi pri­ma come ere­sia, come riv­ol­ta spir­i­tuale, come lavoro sot­ter­ra­neo e maledet­to di sette e scuole occulte, e poi come fer­men­to riv­o­luzionario vero e pro­prio, come sovver­sivis­mo politi­co, come con­giu­ra inter­nazionale con­tro ogni for­ma di autorità e di tradizion­al­ità: donde la con­nes­sione con la mas­sone­r­ia attuale, con la sua azione dis­gre­ga­trice e col suo feroce anti­cat­to­lices­i­mo. Un tale inquadra­men­to del prob­le­ma, se a tut­ta pri­ma attrae per la sua sem­plic­ità, poi non con­vince, per varie ragioni. Qui ne accen­ner­e­mo solo due. Anz­i­tut­to, se si ammette che gli anteceden­ti del­la mas­sone­r­ia siano quel­li ora indi­cati, ci tro­vi­amo con­dot­ti a tradizioni effet­ti­va­mente ante­ri­ori al cris­tianes­i­mo, che però non pos­sono essere def­i­nite come anti­cris­tiane o anti­cat­toliche, per quel che riguar­da il loro con­tenu­to pro­prio e pos­i­ti­vo. In sec­on­do luo­go queste tradizioni ebbero sem­pre, nelle orig­i­ni, un carat­tere aris­to­crati­co: l’iniziazione e i mis­teri furono orig­i­nar­i­a­mente un priv­i­le­gio delle antiche caste regali e sac­er­do­tali, in Egit­to cos­ti­tuirono la base stes­sa del­la regal­ità solare, in India defini­vano l’essenza delle caste “ari­ane” dom­i­na­tri­ci con­cepite come divine di con­tro a quelle “demo­ni­ache” delle gen­ti soggette, e così via. E anche più tar­di, se cor­ren­ti ghi­belline aven­ti delle con­tropar­ti eso­teriche lot­tarono con­tro l’autorità del­la Chiesa, non per questo esse ebbero per prin­ci­pio la negazione ribel­lis­ti­ca di ogni autorità in genere, poiché p. es. l’autorità dell’imperatore di dirit­to divi­no, spes­so con­sid­er­a­to come un rap­p­re­sen­tante del­la supe­ri­ore reli­gione regale e sac­er­do­tale di Melkisedek, era da esse ammes­sa e ven­er­a­ta come la supre­ma; e fino ai Rosacroce, cioè fino al Set­te­cen­to, aleg­giò su tali cor­ren­ti il mito di un Reg­num e di un mist­i­co Imper­a­tor Romanus. Non è dunque lecito rac­cogliere tut­to ciò con un comune denom­i­na­tore riv­o­luzionario e antig­er­ar­chico: la tradizione “lucifer­i­ca” gen­i­trice, per ulti­mo, del­la mas­sone­r­ia, non è, a tal riguar­do, che fantasticheria.

E allo­ra? Allo­ra bisogna inclinare a credere che il rap­por­to fra gli anteceden­ti ora accen­nati, da cui la mas­sone­r­ia rit­uale trasse in presti­to molte cose, e l’organizzazione mas­son­i­ca riv­o­luzionar­ia non sia di con­ti­nu­ità, o comunque di fil­i­azione, ma sia piut­tosto il rap­por­to pro­prio ad un capo­vol­gi­men­to, ad una inver­sione per­ver­titrice e potrem­mo pur dire pre­var­i­ca­trice. Cer­chi­amo di spie­gar­ci. Bisogna par­tire da una pre­mes­sa. Chi pen­e­tra con sguar­do acu­to la sto­ria del­la civiltà, giunge alla con­statazione del­la esisten­za di una tradizione di spir­i­tu­al­ità, che non può ricon­dur­si a quel­la cris­tiana, che è preesis­ti­ta a ques­ta reli­gione e che solo suc­ces­si­va­mente, per spe­ciali cir­costanze, assunse tal­vol­ta col­ori­to anti­cat­toli­co. Noi ci siamo lim­i­tati a dire “non ricon­ducibile”, cioè “diver­sa”, e ci guardiamo bene dall’affrontare, qui, il prob­le­ma di un rap­por­to di supe­ri­or­ità o di infe­ri­or­ità. Il prin­ci­pio di ques­ta tradizione è che l’uomo può lib­er­ar­si da sé dal vin­co­lo del­la natu­ra mor­tale e da sé può innalzarsi alla illu­mi­nazione spirituale;(4) che a lui può essere ris­er­va­ta nel cam­po del­lo spir­i­to la stes­sa dig­nità che ha un capo e un libero sig­nore su ques­ta ter­ra; che esiste un Reg­num invis­i­bile del quale fan­no parte tut­ti i por­ta­tori di tale spir­i­tu­al­ità, quale che sia la nazione in cui sono nati e vivono; che a questo Reg­num, e alle sue even­tu­ali, più o meno per­fette man­i­fes­tazioni, va riven­di­ca­ta la supre­ma autorità. Nel­la misura in cui la reli­gione cris­tiana affer­ma preva­len­te­mente la con­dizione del­la grazia e del­la reden­zione; pone l’uomo, anche san­to, in un rap­por­to di inval­i­ca­bile sub­or­di­nazione rispet­to ad un Dio per­son­ale; affer­ma, come supre­ma, l’autorità del­la Chiesa, che è l’au­torità del clero, non di uomi­ni “divi­ni”, ma di medi­a­tori del divi­no; in ques­ta misura vi è una dif­feren­za effet­ti­va tra le due tradizioni, una dif­feren­za che in date cir­costanze può facil­mente degener­are in un aspro antagonismo.

Ora, men­tre il cat­to­lices­i­mo restò nel­la sto­ria più o meno quel­lo che fu dopo il peri­o­do del­la sua defin­i­ti­va for­mu­lazione dog­mat­i­ca e ger­ar­chi­ca, l’altra tradizione, almeno este­ri­or­mente e stori­ca­mente, finì col dis­perder­si in vari movi­men­ti e sette, nei quali i sig­ni­fi­cati e gli ide­ali ad essa pro­pri dove­vano venire com­ple­ta­mente per­ver­ti­ti e le sue dot­trine, non più com­p­rese, dove­vano trasfor­mar­si in peri­colosi stru­men­ti di forze vera­mente oscure, che li dove­vano adop­er­are in modo dis­tor­to e, essen­zial­mente, non più per avver­sare la Chiesa in nome di un ide­ale diver­so, ma altret­tan­to spir­i­tuale, ben­sì per avver­sarne lo stes­so prin­ci­pio di autorità spir­i­tuale in nome di una riv­ol­ta dell’umano come mero indi­vid­uo o laica comunità.

A tale riguar­do, il dis­cor­so sarebbe lun­go, e noi dob­bi­amo lim­itar­ci ad un fuggev­ole cen­no. Rilever­e­mo per­ciò che già con la Rifor­ma ci tro­vi­amo dinanzi a una non diver­sa con­giun­tu­ra. Lad­dove gli imper­a­tori ghi­belli­ni lot­ta­vano con­tro la Chiesa per­ché vol­e­vano riven­di­care alla fun­zione da essi incar­na­ta una supre­ma, sovran­nat­u­rale dig­nità, nei Prìn­cipi tedeschi ad essi suc­ces­si non rimase più, di tale atti­tu­dine, che il lato neg­a­ti­vo e polemi­co, cioè l’“affetto antiro­mano”, che ora pro­cede­va uni­cam­er­ate dal­la loro volon­tà di assi­cu­rar­si una autono­mia e una lib­ertà non più gius­tifi­cate da nes­sun prin­ci­pio supe­ri­ore. Per questo tali Prìn­cipi non esi­tarono a sostenere e a sposare l’ere­sia di Lutero. Del resto, una tale osser­vazione non è nem­meno estrin­se­ca al nos­tro sogget­to: è un fat­to che, nel­la sua for­ma attuale, la mas­sone­r­ia stia, fra l’altro, in relazione con l’internazionale protes­tante di orig­ine calvin­ista e puri­tana, e che da tale con­nes­sione essa trag­ga una delle com­po­nen­ti del­la sua atti­tu­dine anti­cat­toli­ca. Ad un gra­do invo­lu­ti­vo più spin­to non ci si periterà più di met­tere mano a stru­men­ti di natu­ra anco­ra più bas­sa, ed è così che il libero pen­siero, l’illuminismo, il razion­al­is­mo e l’intero bagaglio di miti del­la ide­olo­gia laica e “mod­er­na” diven­gono i cav­al­li di battaglia per la lot­ta con­tro la Chiesa. A questo pun­to si man­i­fes­ta quell’assunzione “infe­ri­or­iz­zante”, per­ver­titrice e qua­si demo­ni­a­ca di cer­ti prin­cipi, cui si è accen­na­to. Già l’equivoco pro­prio al ter­mine “illu­min­is­mo” è molto sig­ni­fica­ti­vo. Questo ter­mine orig­i­nar­i­a­mente si riferi­va esclu­si­va­mente all’illuminazione spir­i­tuale super­azionale e alla dot­t­ri­na ad essa rel­a­ti­va, pro­fes­sa­ta da alcune scuole non aven­ti, orig­i­nar­i­a­mente, una vera final­ità polit­i­ca. Ecco che invece, in un peri­o­do suc­ces­si­vo, dopo l’interferenza degli “Illu­mi­nati di Baviera” con certe dira­mazioni del­la mas­sone­r­ia, il ter­mine si fa sinon­i­mo di razion­al­is­mo, cioè pro­prio dell’opposto, e il razion­al­is­mo, a sua vol­ta, si fa l’organo di una crit­i­ca cor­ro­si­va nei riguar­di di ogni inseg­na­men­to spir­i­tuale, di ogni sapere di orig­ine trascen­dente, di ogni fede.

Per l’individualismo, il lib­er­al­is­mo e la democrazia si ha esat­ta­mente la stes­sa cosa. Se nell’India aria e nell’antica Ellade il “libero” era essen­zial­mente lo “Sveg­lia­to”, l’uomo che ha super­a­to la sua natu­ra umana e mor­tale; se nell’ermetismo la “raz­za immor­tale e autono­ma dei sen­za re” era la des­ig­nazione di col­oro che, sec­on­do il mon­do del­la tradizione, su cui si è già det­to, ave­vano real­iz­za­to l’eterno; se fin nel Medio­e­vo, come eco di sig­ni­fi­cati orig­i­nali alta­mente spir­i­tu­ali, “libero” era solo il nobile, “libero sig­nore”, Frei­herr, era l’antico patrizio e solo la più alta nobiltà pote­va aspi­rare al prin­ci­pio dei “pari”, noi vedi­amo chiaro per quale aut­en­ti­ca pro­fanazione, per quale sposta­men­to in un piano bas­sa­mente umano, laico e tem­po­rale tut­to ciò tro­va la sua immag­ine defor­ma­ta negli “immor­tali prin­cipi” del lib­er­al­is­mo e del­la democrazia e come questo per­ver­ti­men­to dove­va essere il prin­ci­pio di ogni riv­ol­ta; come il dirit­to aris­to­crati­co si capo­volgesse nell’usurpazione demo­c­ra­t­i­ca fomen­tan­do la insof­feren­za degli indi­vidui e delle masse per ogni for­ma di autorità e di dif­feren­za. E, par­al­le­la­mente a tut­to questo, anche l’antico ide­ale super­nazionale del Reg­num dove­va sec­o­lar­iz­zarsi e per­ver­tir­si, sboc­can­do in quel­lo dell’internazionale demo­c­ra­t­i­ca e ripro­ducen­dosi perfi­no nelle prospet­tive ultime dei piani di sovver­ti­men­to mondiale (…).

È in tal modo che si può giun­gere senz’altro alla for­ma attuale e mil­i­tante del­la mas­sone­r­ia e ognuno può trarre, dall’insieme di queste nos­tre bre­vi con­sid­er­azioni, quelle spe­ciali deduzioni che più lo inter­essi­no. Pro­prio il fat­to che la mas­sone­r­ia si tro­va anco­ra a possedere un retag­gio tradizionale che, in se stes­so, appar­tiene a tut­to un altro liv­el­lo, pro­prio per questo vi è moti­vo di sup­porre che essa sia uno dei “cor­pi” nei quali delle influen­ze assai più sot­ter­ra­nee, di quel­lo che nel­la polem­i­ca polit­i­ca si sup­pone, han­no agi­to in un modo sin­is­tra­mente dis­trut­ti­vo, in un modo, dici­amo­lo pure, demoniaco.

Ciò, nat­u­ral­mente, nel caso che sia esis­ti­ta una qualche con­ti­nu­ità fra mas­sone­r­ia mod­er­na e le antiche tradizioni iniziatiche o mis­teriche che dir si voglia; e che invece la mas­sone­r­ia non abbia pre­so più o meno abu­si­va­mente in presti­to miti e sim­boli dalle fonti più dis­parate, sen­za una qualunque fil­i­azione rego­lare e legittima.

Non è in nos­tro potere lumeg­gia­re quest’ultimo pun­to: cer­to è, però, che se l’organizzazione mas­son­i­ca fin dall’inizio fos­se sta­ta ret­ta da capi qual­i­fi­cati tradizional­mente (nel sen­so delle dot­trine su indi­cate), mai essa avrebbe potu­to finire là dove essa è fini­ta, e non da oggi, ma già alla vig­ilia del­la stes­sa Riv­o­luzione francese. Per cui, sem­bra verosim­i­le che, nel caso del­la mas­sone­r­ia, non si pos­sa par­lare di una cadu­ta, che essa più o meno fu sem­pre quale più tar­di sem­pre più esplici­ta­mente divenne, e nes­suna con­nes­sione abbia avu­to con quei “supe­ri­ori invis­i­bili”, di cui tan­to si parla­va nelle logge,(5) per finire, anche a questo riguar­do, in una ridi­co­la con­traf­fazione (le tradizioni vogliono che questi “supe­ri­ori”, come gli ulti­mi Rosacroce, già da un sec­o­lo e mez­zo avreb­bero las­ci­a­ta defin­i­ti­va­mente l’Europa per riti­rar­si in un cen­tro sim­bol­i­co, che è anche quel­lo in cui, sec­on­do altre leggende, si sareb­bero riti­rati gli ulti­mi cav­a­lieri del Graal…).

Cer­to: l’“invisibile” giuo­ca nel­la mas­sone­r­ia, così come nel­la riv­o­luzione mon­di­ale, una parte impor­tante: ma è un “invis­i­bile” da pren­der­si pro­prio nel sen­so “infero”, è quel­lo, con­tro cui è dovere com­bat­tere sen­za quartiere in nome del­lo spir­i­to, pri­ma anco­ra che non in nome, anche, di una par­ti­co­lare fede polit­i­ca, di una par­ti­co­lare con­fes­sione reli­giosa o di un par­ti­co­lare giu­ra­men­to di partito.



NOTE

1) Si fa qui rifer­i­men­to ai gra­di del Rito Scozzese Anti­co ed Accetta­to: Cav­a­liere Solare o, meglio, “Principe Adep­to Cav­a­liere del Sole” è il 28° (gra­do filosofi­co o nero), Sub­lime Principe del Seg­re­to Regale o, meglio, “Mae­stro, Cav­a­liere e Principe del Real Seg­re­to” è il 32° (gra­do ammin­is­tra­ti­vo o bian­co), Sovra­no Principe dei Rosacroce è il 18° (ulti­mo del gra­di capi­to­lari o rossi). Non ci risul­ta invece, per quan­to arriv­i­no le nos­tre conoscen­ze, che esista in questo o in altri riti un gra­do chiam­a­to “Dig­ni­tario del Sacro Romano Impero”… [n.d.c.].

2) Sul sig­ni­fi­ca­to e la por­ta­ta dei Rosacroce, cfr. R GUÉNON, Con­sid­er­azioni sul­la via iniziat­i­ca, Lib­ri del Graal, Roma 2010 (rist. dell’ediz. del 1949), cap. XXXVIII: Rosa-Croce e Rosi­cru­ciani (pp. 316–324) e J. EVOLA, Il mis­tero del Graal, Mediter­ra­nee, Roma 1972 (III ed.), cap 28: Il Graal e i Rosacroce (pp. 178–186). Sarà poi utile un con­fron­to con l’interessante Illu­min­is­mo dei RosaCroce, Ein­au­di, Tori­no 1976, di Frances A. Yates, spe­cial­mente al cap. XV: Il rosacro­cianes­i­mo e la mas­sone­r­ia (pp. 243–259). Scrive M. ANESI, Soci­età nascoste alla luce del giorno, Com­pag­nia Edi­to­ri­ale Piane­ta, Tori­no 1973, p. 55: “…è ormai comune­mente ammes­so che non sia mai esis­ti­ta una Con­fra­ter­ni­ta o Soci­età iniziat­i­ca del­la Rosa-Croce, ma piut­tosto una let­ter­atu­ra rosacro­ciana, una cor­rente di pen­siero ten­dente a fondere in un uni­co cor­po le dot­trine cabal­is­ti­co-ermetiche con l’Alchimia”. Tale con­statazione ridut­ti­va, che ha un suo val­ore in quan­to si con­sid­eri­no le man­i­fes­tazioni “esterne” del movi­men­to rosacro­ciano, va per­al­tro con­tem­per­a­ta con l’affermazione guénon­i­ana che i veri Rosa-Croce, in quan­to tali, non cos­ti­tuirono mai una orga­niz­zazione con forme este­ri­ori ben def­i­nite (R. GUÉNON, op. cìt, p. 316), doven­dosi sem­mai par­lare di una loro influen­za sot­tile [n.d.c.].

3) Si trat­ta di Gui­do Cav­al­luc­ci, nel dopoguer­ra diret­tore respon­s­abile di “Monar­chia”, riv­ista men­sile del­l’U­nione Monar­chi­ca, usci­ta nel 1956 a grande tiratu­ra, ma che non ebbe poi segui­to: vi col­laborò più volte lo stes­so Evola [n.d.c.].

4) Per pre­venire l’ob­biezione di chi avesse una spe­ciale com­pe­ten­za in propos­i­to, dire­mo che il “da sé” qui va pre­so cum gra­no salis; tali tradizioni sem­pre ammis­ero la neces­sità di forze super-indi­vid­u­ali, ma in un insieme che sem­pre si dif­ferisce dal­l’at­ti­tu­dine pro­pria all’uomo reli­gioso o al mistico.

5) Col nome di Supe­ri­ores Incog­ni­ti si inten­de­vano nel XVIII sec­o­lo i fan­tomati­ci maestri seg­reti che da una parte avreb­bero garan­ti­to la con­ti­nu­ità del­l’Or­dine Tem­plare, dall’altra avreb­bero diret­to dall’alto la aut­en­ti­ca lib­era mura­to­ria. L’e­quiv­o­co dei Supe­ri­ores Incog­ni­ti ebbe grande impor­tan­za nel sis­tema del­la “Stret­ta Osser­van­za” del barone von Hund e del suoi prece­den­ti, come quel­lo dell’avventuriero de Mar­tin-Robin­son “la cui grande opera con­sis­te­va nel fare quat­tri­ni a spese dei gonzi” (FRANCOVICH, pp. 217–218; per von Hund. cfr. pp. 220–226). Da notare che anco­ra oggi la set­ta pseu­do-iniziat­i­ca dei Mar­tin­isti, di dis­cen­den­za mas­son­i­ca, ha tra i pro­pri gra­di quel­lo di “Supe­ri­ore Incog­ni­to” e di “Supe­ri­ore Incog­ni­to lnizia­tore” (!). Sarà utile la con­sul­tazione di due arti­coli di R. GUÉNON com­par­si ne “La France anti-maçon­nique” del 1913: La stricte obser-vance et les Supérieurs Incon­nus e A pro­pos des Supérieurs incon­nus et de l’as­tral, oggi riu­ni­ti in Guénon II, pp. 189–227 [n.d.c.].