EVOLA E LA MASSONERIA. UN INCONTRO POSSIBILE?

di CRISTOFARO SOLA
da “Scrit­ti sul­la Mas­so­ne­ria vol­ga­re spe­cu­la­ti­va”, Edi­zio­ni Arŷa, Geno­va 2012

Lo stu­dio del­la Mas­so­ne­ria offre innu­me­re­vo­li spun­ti di rifles­sio­ne e di con­fron­to per colo­ro che desi­de­ra­no cimen­tar­si su sen­tie­ri sci­vo­lo­si e l’opera di Evo­la si pre­sta più di altre alla com­ples­si­tà del­la valu­ta­zio­ne cri­ti­ca. Per la mag­gior par­te dei soste­ni­to­ri del­le sue tesi, soprat­tut­to se tra­sla­te nei domi­ni del­la sto­ria, la pra­ti­ca potreb­be esse­re fret­to­lo­sa­men­te archi­via­ta con un’inappellabile sen­ten­za: Evo­la fu fero­ce­men­te con­tra­rio alla Mas­so­ne­ria, per­ché da lui rite­nu­ta mici­dia­le stru­men­to del­la sov­ver­sio­ne mon­dia­le, non­ché attri­ce di un com­plot­to anti­tra­di­zio­na­le, orche­stra­to su sca­la pla­ne­ta­ria in con­cor­so con altre for­ze occulte.

Dal­la par­te, inve­ce, degli stu­dio­si di cose mas­so­ni­che il giu­di­zio sul­la figu­ra di Evo­la, e sul­le sue posi­zio­ni nei riguar­di del­la Mas­so­ne­ria, è sta­to piut­to­sto con­trad­dit­to­rio e con tale varie­tà di accen­ti da indur­re a rite­ne­re che la que­stio­ne, lun­gi dall’essere defi­ni­ta in modo esau­sti­vo, sia anco­ra sul tap­pe­to e sol­le­ci­ti un mag­gio­re appro­fon­di­men­to. Uno sto­ri­co apprez­za­to negli ambien­ti mas­so­ni­ci ha gra­ti­fi­ca­to Evo­la con l’appellativo di “gran­de iniziato”.(1) In uno stu­dio, inve­ce, sull’esoterismo nel­la Mas­so­ne­ria anti­ca, Evo­la vie­ne gene­ri­ca­men­te indi­ca­to tra gli “eso­te­ri­sti” fau­to­ri “del­la teo­ria del Supe­rUo­mo e del­le teo­rie raz­zi­ste”.(2)

Anco­ra, in una pun­tua­le rico­stru­zio­ne del­le radi­ci del­la real­tà massonica,(3) che ha fat­to testo per una inte­ra gene­ra­zio­ne di ini­zia­ti alla Libe­ra Mura­to­ria, Evo­la vie­ne richia­ma­to per la rifles­sio­ne che affron­ta nel suo Meta­fi­si­ca del Ses­so, sul tema del­la hybris dei Tita­ni e dei Gigan­ti, inqua­dra­to nel più ampio con­te­sto del mito pro­me­tei­co e del­la pro­mes­sa di dive­ni­re simi­li agli déi. Ma mol­ti altri potreb­be­ro esse­re gli esem­pi di cita­zio­ni e richia­mi, sia in chia­ve posi­ti­va sia nega­ti­va, all’opera di Evo­la sul­le que­stio­ni di cui la Mas­so­ne­ria si è occu­pa­ta come pro­prio patri­mo­nio idea­le, non­ché sul­la stes­sa ragion d’essere dell’istituzione mas­so­ni­ca nel­la sto­ria dell’umanità. Cer­ta­men­te, tan­ta atten­zio­ne si deve al fat­to che Evo­la abbia atti­va­men­te col­la­bo­ra­to, all’inizio del Nove­cen­to, a pre­sti­gio­se rivi­ste di stu­di ini­zia­ti­ci, qua­li furo­no pri­ma Ata­nòr e poi Ignis, a fian­co di per­so­na­li­tà mas­so­ni­che di indub­bio spes­so­re intel­let­tua­le come Artu­ro Reghi­ni e Roc­co Ame­deo Armen­ta­no, con i qua­li ave­va con­di­vi­so l’approccio cri­ti­co e rigo­ro­so alla trat­ta­zio­ne del­le disci­pli­ne eso­te­ri­che. Quel­lo stes­so approc­cio che è sta­to la cifra distin­ti­va dell’esperienza fat­ta da Evo­la con la costi­tu­zio­ne del grup­po di Ur, alla fine degli anni Ven­ti del­lo scor­so seco­lo. In real­tà, quel ten­ta­ti­vo, sfo­cia­to in un pre­zio­so lasci­to let­te­ra­rio, non pote­va non attrar­re l’interesse del­la par­te mas­so­ni­ca più atten­ta alla dife­sa dei valo­ri tra­di­zio­na­li pre­sen­ti nel patri­mo­nio gene­ti­co dell’istituzione, che per­fet­ta­men­te ade­ri­va alla pre­mes­sa su cui pren­de­va vita il grup­po di Ur. Evo­la, in un altro suo scrit­to, ne rico­strui­sce la gene­si: “Nell’introduzione, come pun­to di par­ten­za veni­va posto ancor una vol­ta il pro­ble­ma esi­sten­zia­le dell’Io, la cri­si di chi non cre­de più ai valo­ri cor­ren­ti e a tut­to ciò che dà abi­tual­men­te, sul pia­no sia intel­let­tua­le, sia pra­ti­co, sia uma­no, un sen­so dell’esistenza”.(4) Altro aspet­to non tra­scu­ra­bi­le è rap­pre­sen­ta­to dal rap­por­to inten­so e sostan­zia­le che Evo­la ha avu­to con le tesi espres­se da René Gué­non, in par­ti­co­la­re riguar­do alla con­ce­zio­ne cicli­ca del tem­po e del­le quat­tro età, e – più in gene­ra­le – alla dimen­sio­ne spi­ri­tua­le e tra­di­zio­na­le del­la con­di­zio­ne del risve­glia­to. Ma vi è dell’altro, che vali­ca l’angusto con­fi­ne del sem­pli­ce inte­res­se intel­let­tua­le per l’opera let­te­ra­ria. Evo­la, piac­cia o meno, ha dato voce alla coscien­za cri­ti­ca di mol­ti segua­ci del­le dot­tri­ne ini­zia­ti­che, e tra costo­ro cer­ta­men­te anche tan­ti libe­ri mura­to­ri, spie­gan­do a chia­re let­te­re che la con­trap­po­si­zio­ne di carat­te­re meta­fi­si­co tra “mon­do del­la Tra­di­zio­ne” e “mon­do moder­no” esi­ste e non può esse­re supe­ra­ta sal­tel­lan­do un po’ da una par­te e un po’ dall’altra, o, peg­gio, ricon­fi­gu­ran­do un model­lo esi­sten­zia­le su ciò che dei due mon­di risul­ta più con­ve­nien­te recuperare.

Evo­la pone all’iniziato una scel­ta di cam­po per la rea­liz­za­zio­ne spi­ri­tua­le che esclu­da com­pro­mes­si tra i valo­ri peren­ni del­la Tra­di­zio­ne, strut­tu­ra­ta nel­le archi­tet­tu­re dei suoi miti e i disva­lo­ri del­la con­tin­gen­za dei tem­pi sto­ri­ci. Ma l’altezza del suo pen­sie­ro incro­cia un limi­te ogget­ti­vo di cui si deve tene­re con­to. Come ben spie­ga Mar­cel­lo Vene­zia­ni, in una pub­bli­ca­zio­ne dedi­ca­ta a una rifles­sio­ne sul Novecento,(5) la frat­tu­ra insa­na­bi­le tra rea­le e idea­le rischia di taglia­re la stra­da a ogni ten­ta­ti­vo che l’iniziato ha il dove­re di com­pie­re per arre­sta­re la cor­sa del­la civil­tà ver­so il pun­to di non ritor­no dell’autoannientamento, sen­za per que­sto met­te­re in discus­sio­ne la valen­za meta­fi­si­ca di un dise­gno sovraor­di­na­to alla stes­sa volon­tà umana.

Sostie­ne Vene­zia­ni che “La vera insi­dia è a val­le, dopo che Evo­la ha indi­ca­to il Mon­do del­la tra­di­zio­ne, dopo che ha radi­ca­liz­za­to la sua rivol­ta con­tro il mon­do moder­no. Il vero peri­co­lo, e la vera con­trad­di­zio­ne, è il solip­si­smo, la soli­tu­di­ne del pen­sie­ro cui sono desti­na­ti i segua­ci di una Tra­di­zio­ne sen­za Tem­pli né real­tà viven­ti”.(6) Una Tra­di­tio sine tra­de­re, una Tra­di­zio­ne sen­za con­ti­nui­tà. L’analisi di Vene­zia­ni, dun­que, spa­lan­ca al nostro que­si­to le por­te del­la solu­zio­ne. La Mas­so­ne­ria, in quan­to cate­go­ria con­cet­tua­le di un sog­get­to rea­le, non è λόγος ma solo τόπος, cioè essa non è depo­si­ta­ria di una capa­ci­tà pro­du­cen­te un pen­sie­ro uni­co che ne rap­pre­sen­ti l’idea gui­da, il prin­ci­pio ispi­ra­to­re, una welt­an­schauung a cui vota­re le azio­ni dei suoi mem­bri, tra­scen­den­do dai con­te­sti di spa­zio e di tem­po che deli­mi­ta­no il peri­me­tro dell’agire del­le orga­niz­za­zio­ni uma­ne. Essa, più pro­pria­men­te, è sta­ta ed è il luo­go entro il qua­le uomi­ni, diver­sa­men­te for­ma­ti e moti­va­ti, han­no dato cor­so alle loro aspi­ra­zio­ni, ai loro pro­get­ti, alle loro visio­ni del mon­do e del futu­ro dell’umanità, ser­ven­do­si di codi­ci comu­ni­ca­ti­vi la cui effi­ca­cia è sta­ta tem­pe­ra­ta dal­la sto­ria. Da ciò ne con­se­gue la pos­si­bi­li­tà che, anco­ra una vol­ta, pos­sa esse­re la Mas­so­ne­ria l’habi­tat nel qua­le la Tra­di­zio­ne riac­qui­sti la sua for­ma visi­bi­le. E sep­pu­re non sia nel­le dispo­ni­bi­li­tà dell’umano inver­ti­re la rot­ta del­la sto­ria a pro­prio pia­ci­men­to, resta di fon­da­men­ta­le impor­tan­za che la fiac­co­la del­la Tra­di­zio­ne sia tenu­ta in vita e ali­men­ta­ta. Su que­sto ter­re­no si potreb­be rea­liz­za­re l’incontro tra la visio­ne evo­lia­na del sovrau­ma­no e il mez­zo di tra­smis­sio­ne, la Mas­so­ne­ria, median­te il qua­le col­le­ga­re ciò che è in ori­gi­ne con il rea­le vis­su­to, non sen­za aver pri­ma fat­to chia­rez­za, con il soste­gno dell’analisi cri­ti­ca del­lo stes­so Evo­la, sul­la natu­ra e sugli ulte­rio­ri sco­pi dell’istituzione a cui si inten­de affi­da­re la “mis­sio­ne”.

La moda­li­tà di tra­smis­sio­ne per via ini­zia­ti­ca di una cono­scen­za del sacro, la qua­le abbat­te i con­fi­ni del­la dimen­sio­ne mor­ta­le, soste­nu­ta e vei­co­la­ta da un com­ples­so impian­to sim­bo­lo­gi­co, divie­ne la cifra iden­ti­fi­ca­ti­va del­la con­fra­ter­ni­ta, che si svi­lup­pa in un arco tem­po­ra­le defi­ni­to dal­le data­zio­ni dei docu­men­ti rinvenuti.(7)

Si potreb­be affer­ma­re che la Tra­di­zio­ne Pri­mor­dia­le, misco­no­scen­do ogni fon­da­men­to alla logi­ca evo­lu­ti­va del dive­ni­re dell’uomo, nar­ra­ta attra­ver­so il rac­con­to del­la pro­gres­sio­ne mate­ria­le del­la sua con­di­zio­ne, ad un cer­to pun­to sce­glie, per col­lo­car­si nel tem­po fini­to di una por­zio­ne del mon­do fisi­co, la rego­la dell’Arte mura­to­ria, onde non pre­clu­de­re ai “qua­li­fi­ca­ti”(8) il pas­sag­gio che col­le­ga le due natu­re: mor­ta­le, pro­pria del pia­no dell’umano, e immor­ta­le, espres­sio­ne del divi­no. Que­sta inter­pre­ta­zio­ne non inten­de con­tra­sta­re le tesi, che in veri­tà non susci­ta­no signi­fi­ca­ti­ve sug­ge­stio­ni, di quan­ti fan­no risa­li­re la nasci­ta del­la Mas­so­ne­ria alla not­te dei tem­pi, ricol­le­gan­do i suoi ritua­li a quel­li del­le ini­zia­zio­ni orfi­che, mitrai­che, eleu­si­ne, esse­ni­che e degli anti­chi ordi­ni ini­zia­ti­ci dif­fu­si su sca­la pla­ne­ta­ria. Sem­pli­ce­men­te, essa mira a fis­sa­re il prin­ci­pio in base al qua­le la Tra­di­zio­ne, facen­do incur­sio­ne dal pia­no meta­fi­si­co nel tem­po sto­ri­co del­la civil­tà uma­na, inter­vie­ne a per­mea­re dei suoi con­te­nu­ti un’organizzazione di mestie­re. La tra­sfor­ma­zio­ne che si pro­du­ce non attie­ne alla strut­tu­ra (il Tem­pio), ma al can­tie­re in cui è in cor­so l’edificazione del manu­fat­to. Le rego­le costrut­ti­ve appli­ca­te richia­ma­no l’allegoria di un cen­tro spi­ri­tua­le deri­va­to, dal qua­le pas­sa il con­te­nu­to tra­di­zio­na­le del­la tra­smis­sio­ne ini­zia­ti­ca. In tale sce­na­rio, le sem­bian­ze pro­fa­ne dei costrut­to­ri di edi­fi­ci sacri cela­no la natu­ra éli­ta­ria di una con­fra­ter­ni­ta i cui adep­ti sono, cia­scu­no, por­ta­to­ri di un segre­to di natu­ra sopran­na­tu­ra­le, ine­spri­mi­bi­le e, per­ciò, incomunicabile.

Quin­di, per una col­lo­ca­zio­ne sto­ri­ca cer­ta del­la Mas­so­ne­ria Anti­ca, si fa rife­ri­men­to alla vita del­le cor­po­ra­zio­ni dei libe­ri mura­to­ri che han­no agi­to lun­go tut­to l’arco del Medioe­vo, fino alle soglie del XVIII seco­lo, tem­po nel qua­le si veri­fi­ca una pro­fon­da devia­zio­ne, defi­ni­ta da Evo­la inver­sio­ne di pola­ri­tà dal­lo spi­ri­to ori­gi­na­rio, che ne era il pre­sup­po­sto fon­dan­te. In quel­la cir­co­stan­za, si pro­du­ce una sin­co­pe del carat­te­re ini­zia­ti­co e tra­di­zio­na­le a van­tag­gio di qual­co­sa d’altro a cui è oppor­tu­no accen­na­re, giac­ché è su que­sto nuo­vo sog­get­to che si abbat­te la cri­ti­ca intran­si­gen­te dell’opera let­te­ra­ria di Evo­la. In effet­ti, la fase del­la dege­ne­re­scen­za che col­pi­sce la pri­mi­ti­va orga­niz­za­zio­ne ini­zia­ti­ca ope­ra­ti­va è pro­pria­men­te un pro­ces­so di gra­dua­le con­ta­mi­na­zio­ne del­le strut­tu­re esi­sten­ti, che cul­mi­na nel 1717, anno del­la costi­tu­zio­ne del­la Gran Log­gia di Lon­dra, con la uffi­cia­liz­za­zio­ne di una diver­sa orga­niz­za­zio­ne, defi­ni­ta “Mas­so­ne­ria speculativa”.

Ma quel­la del 1717 non è l’unica rot­tu­ra che inter­vie­ne a modi­fi­ca­re in modo sostan­zia­le ciò che oggi si direb­be la “mis­sion” dell’organizzazione ini­zia­ti­ca. L’idea di Mas­so­ne­ria spe­cu­la­ti­va fini­sce col per­de­re gra­da­ta­men­te l’impulso ini­zia­le, per vive­re una lun­ga fase di decli­no a cui farà segui­to, negli ulti­mi decen­ni del­lo scor­so seco­lo, la nasci­ta di un’altra Mas­so­ne­ria, che potreb­be esse­re defi­ni­ta – in ragio­ne del­la sua par­ti­co­la­re natu­ra – “testi­mo­nia­le”. Essa è anco­ra altra cosa, sia rispet­to alla Mas­so­ne­ria spe­cu­la­ti­va, di cui è tri­bu­ta­ria, sia rispet­to alla Mas­so­ne­ria ope­ra­ti­va, anche se di entram­be ha inte­so con­ser­va­re alcu­ni aspet­ti atti­nen­ti, pre­va­len­te­men­te, alle for­me orga­niz­za­ti­ve. Il rico­no­sci­men­to di una net­ta sepa­ra­zio­ne tra orga­niz­za­zio­ni affat­to diver­sis­si­me, sor­te e svi­lup­pa­te­si in dif­fe­ren­ti con­te­sti tem­po­ra­li, ben­ché iden­ti­fi­ca­te e appel­la­te con la mede­si­ma deno­mi­na­zio­ne, è l’implicita rispo­sta in sen­so nega­ti­vo al secon­do que­si­to pro­po­sto: la Mas­so­ne­ria ha sem­pre per­se­gui­to gli stes­si fini con egua­li mezzi?

È di tut­ta evi­den­za che – per gli esi­ti sto­ri­ci – così non sia sta­to. Per que­sta ragio­ne, sareb­be sen­sa­to, come d’altronde acca­de in altre bran­che del­la Cono­scen­za, che si par­las­se non già di Mas­so­ne­ria, inten­den­do con essa un’unica enti­tà con­cet­tua­le omo­ge­nea nei con­te­nu­ti e uni­for­me nel­la pras­si, ma più pro­pria­men­te di Mas­so­ne­rie, distin­te tra di loro per fina­li­tà per­se­gui­te, per mez­zi impie­ga­ti e per pre­sup­po­sti costi­tu­ti­vi rico­no­sciu­ti: tradizionali/operativi la pri­ma, etici/ideologici la secon­da, relazionali/testimoniali la ter­za. La dif­fi­col­tà mag­gio­re, che ha impe­di­to si faces­se neces­sa­ria chia­rez­za sul­le pal­ma­ri diver­si­tà dei tre tipi di orga­niz­za­zio­ne, è deter­mi­na­ta dal­la con­fu­sio­ne gene­ra­ta, nel tem­po, dal­la con­ta­mi­na­zio­ne del­le ulti­me due, avve­nu­ta mutuan­do acri­ti­ca­men­te dal­la pri­ma, più anti­ca, for­me ritua­li, sug­ge­stio­ni intel­let­tua­li, evo­ca­zio­ni spirituali.

La cri­ti­ca alla Mas­so­ne­ria spe­cu­la­ti­va, con­di­vi­sa dal Gué­non, reca l’accusa di per­ver­ti­men­to del­le anti­che vesti­gia ini­zia­ti­che, tra­sfor­ma­te in sovra­strut­tu­ra ritua­le. Essa, però, non è più seve­ra dell’accusa che lo stes­so Evo­la rivol­ge alla Mas­so­ne­ria ope­ra­ti­va, di non aver con­tra­sta­to a dove­re quel­la dege­ne­re­scen­za al suo insor­ge­re e di non aver pro­dot­to “una qual­sia­si azio­ne (…) per dif­fi­da­re e scon­fes­sa­re l’altra, per con­dan­nar­ne l’attività poli­ti­co-socia­le e per impe­di­re che, dap­per­tut­to, essa vales­se pro­pria­men­te e uffi­cial­men­te come Mas­so­ne­ria”. Evo­la non pren­de in esa­me l’ulteriore pas­sag­gio alla Mas­so­ne­ria testi­mo­nia­le, per­ché esso si è pro­dot­to dopo la sua mor­te, tut­ta­via, non è azzar­da­to pen­sa­re che, se ne aves­se avu­to con­tez­za, avreb­be ela­bo­ra­to una cri­ti­ca anco­ra più intransigente.



NOTE

1) Aldo A. Mola, in Sto­ria del­la Mas­so­ne­ria ita­lia­na dal­le ori­gi­ni ai gior­ni nostri, pag. 591, Ed Bom­pia­ni, Mila­no 1982.

2) Euge­nio Bon­vi­ci­ni, Eso­te­ri­smo nel­la Mas­so­ne­ria Anti­ca, vol. I, pag.35, Ed. Ata­nor, Roma 1993.

3) Rug­gie­ro di Casti­glio­ne, Cor­pus Mas­so­ni­cum, pag.135, Ed. Ata­nòr, Roma 1984.

4) J. Evo­la, Il Cam­mi­no del Cina­bro, Op. Cit., pag.83.

5) Mar­cel­lo Vene­zia­ni, L’Antinovecento. Il sale di fine mil­len­nio. Ed. Mon­da­do­ri, Mila­no 1996.

6) M. Vene­zia­ni, Op. Cit., pag.65.

7) Un edit­to del Re Rota­ri, lon­go­bar­do, del 22 novem­bre 643, men­zio­na i mae­stri coma­ci­ni, anch’essi pos­ses­so­ri dei segre­ti dell’arte edi­le. La cor­po­ra­zio­ne coma­ci­na, per strut­tu­ra e orga­niz­za­zio­ne, è ricon­du­ci­bi­le alla tra­di­zio­ne dei Col­le­gia fabro­rum dell’antica Roma, dove l’Arte, fat­ta di rego­le mate­ma­ti­che e geo­me­tri­che, insie­me a una “reli­gio” per i miste­ri in essa con­te­nu­ti, veni­va tra­smes­sa in for­ma di inse­gna­men­to a por­te chiu­se. Sul pun­to, vedi A. Zuc­co, I Land­marks, cap.II/III, Ed. Ata­nor, Roma 1986.

8) Quel­lo del­le qua­li­fi­ca­zio­ni ini­zia­ti­che è uno dei pun­ti di asso­nan­za tra il pen­sie­ro di Gué­non ed Evo­la, a pro­po­si­to di orga­niz­za­zio­ni tra­di­zio­na­li. Per entram­bi, infat­ti, il pre­sup­po­sto al lavo­ro di rea­liz­za­zio­ne ini­zia­ti­ca è dato dal­la veri­fi­ca dell’attitudine indi­vi­dua­le ad acce­de­re all’iniziazione. Essa non può esse­re rico­no­sciu­ta a tut­ti, indi­stin­ta­men­te, e giac­ché tale atti­tu­di­ne è fat­to­re di per sé carat­te­riz­zan­te una spe­ci­fi­ca natu­ra indi­vi­dua­le, ne con­se­gue che si deb­ba par­la­re di éli­te nel­la cate­go­riz­za­zio­ne di tali spe­cia­li sog­get­ti. La pri­ma qua­li­fi­ca­zio­ne attie­ne all’integrità del cor­po fisi­co. Nel­la pro­spet­ta­zio­ne gué­no­nia­na vi è un diret­to col­le­ga­men­to tra l’incapacità a svol­ge­re, cau­sa infer­mi­tà per­ma­nen­ti o muti­la­zio­ni, com­pi­ti ope­ra­ti­vi e la dina­mi­ca del­lo sfor­zo costrut­ti­vo del libe­ro mura­to­re. Dal momen­to ché la costru­zio­ne del Tem­pio, come spie­ga Evo­la (“Il Miste­ro del Graal”), è sino­ni­mo del­la rea­liz­za­zio­ne del­la Gran­de Ope­ra del­la Tra­di­zio­ne Erme­ti­ca, per una sor­ta di pro­prie­tà tran­si­ti­va, si assu­me che il sog­get­to ina­bi­li­ta­to fisi­ca­men­te non pos­sa esse­re par­te agen­te in tale pro­ces­so. La secon­da qua­li­fi­ca­zio­ne attie­ne al pos­ses­so di quel­lo che il Gué-non defi­ni­sce l’estensione di oriz­zon­te intel­let­tua­le (“Con­si­de­ra­zio­ni sul­la via Ini­zia­ti­ca”), pro­pe­deu­ti­co allo svi­lup­po del­le capa­ci­tà che con­sen­ti­ran­no all’iniziando di rece­pi­re le influen­ze spi­ri­tua­li e di adden­trar­si sui sen­tie­ri miste­rio­si che lo atten­do­no alla “rina­sci­ta”. A que­ste pri­ma­rie qua­li­fi­ca­zio­ni, Evo­la aggiun­ge il riscon­tro del­la pre­sen­za di una pre­ci­sa aspi­ra­zio­ne a rice­ve­re “influen­ze spi­ri­tua­li” che pro­ven­go­no dal sopran­na­tu­ra­le e che egli chia­ma “voca­zio­ne” (“Sui limi­ti del­la “rego­la­ri­tà ini­zia­ti­ca”). Gué­non asso­cia alle fon­da­men­ta­li altre qua­li­fi­ca­zio­ni cosid­det­te com­ple­men­ta­ri, per­ché ricon­du­ci­bi­li alle con­di­zio­ni di con­te­sto, come, ad esem­pio, l’appartenenza di gene­re. È noto che nell’antichità vi furo­no for­me d’iniziazione esclu­si­va­men­te fem­mi­ni­li, così come attual­men­te, nel­la tra­di­zio­ne occi­den­ta­le, si cono­sco­no orga­niz­za­zio­ni ini­zia­ti­che che non pra­ti­ca­no dif­fe­ren­za di gene­re. Le qua­li­fi­ca­zio­ni ini­zia­ti­che rap­pre­sen­ta­no, per la dot­tri­na mas­so­ni­ca, un Land­mark, cioè un ele­men­to costi­tu­ti­vo, la cui sop­pres­sio­ne o negli­gen­za, sostie­ne il Gué­non, “rischie­reb­be di con­dur­re ad una vera nul­li­tà ini­zia­ti­ca”.