ILLUMINAZIONE E RIVOLUZIONE

di JULIUS EVOLA

estrat­to da “Scrit­ti sul­la mas­sone­r­ia vol­gare spec­u­la­ti­va

Edi­zioni Arŷa Gen­o­va


In ques­ta stes­sa sede abbi­amo avu­to, prece­den­te­mente, occa­sione di ril­e­vare che la sovver­sione mon­di­ale lavo­ra meno con idee sue pro­prie e a suo modo pos­i­tive, che medi­ante la per­ver­sione e la defor­mazione di prin­cipi, di idee e di sim­boli opposti, cioè orig­i­nar­i­a­mente tradizion­ali, com­ple­ta­mente fal­sati nel loro sig­ni­fi­ca­to. Ed abbi­amo vis­to che non altri­men­ti van­no le cose nei riguar­di di con­cetti, come quel­li dell’“internazionale”, del­la eguaglian­za, del lib­er­al­is­mo e del­l’in­di­vid­u­al­is­mo. Vi è in più, da ril­e­vare, che un tale modo di pro­cedere pre­sen­ta un doppio van­tag­gio; men­tre l’u­so dis­tor­to e la con­traf­fazione di cer­ti prin­cipi gio­va diret­ta­mente alla causa del­la sovver­sione, il fat­to che le cor­rispon­den­ti ide­olo­gie, tut­tavia, con­servi­no nom­i­nal­mente residui di quegli stes­si prin­cipi, quali era­no, per­me­tte un’al­tra manovra del­la guer­ra occul­ta: quel­la con­sis­tente nel guidare le even­tu­ali reazioni non con­tro la parte guas­ta, ma anche, se non pure essen­zial­mente, con­tro idee tradizion­ali, le quali per tale via ven­gono messe in con­dizioni di non nuo­cere più in una even­tuale ripresa da parte delle forze con­tror­iv­o­luzionar­ie. Il fal­so, in altri ter­mi­ni, in questi casi serve per guidare un colpo con­tro il sano e per propiziare una con­fu­sione gen­erale in seno alla quale le forze sovver­titri­ci, osta­co­late su di una cer­ta direzione, tro­ver­an­no facil­mente una nuo­va via per con­seguire gli stes­si scopi.

Per indi­care esem­pi di una tale tat­ti­ca, non vi sarebbe che l’im­baraz­zo del­la scelta. Ma qui abbi­amo volu­to solo accennare di pas­sa­ta all’ar­go­men­to, ed inten­di­amo dire qual­cosa su di un pun­to par­ti­co­lare: sul­l’e­quiv­o­co dell’“illuminismo”.

Nel lin­guag­gio cor­rente, illu­min­is­mo appare sinon­i­mo di razion­al­is­mo, di crit­i­ca icon­o­clas­ta, di anti­tradizion­al­is­mo; ed è usuale con­net­tere illu­min­is­mo a mas­sone­r­ia e ad ebrais­mo, essendo d’al­tronde fre­quente incon­trare espres­sioni, come “illu­min­is­mo mas­son­i­co” e “illu­min­is­mo ebraico”. Noi riconos­ci­amo volen­tieri che per tali asso­ci­azioni di idee esiste una cer­ta base stor­i­ca, che è l’azione piut­tosto enig­mat­i­ca, ma in ogni modo equiv­o­ca, svol­ta dal­la set­ta dei cosid­det­ti “Illu­mi­nati di Baviera” nel diciottes­i­mo sec­o­lo, alla vig­ilia del­la Riv­o­luzione francese: ma è pre­cisa­mente ques­ta azione che è impor­tante pen­e­trare, aven­dosi là un impor­tan­tis­si­mo pun­to di svol­ta in quel proces­so di capo­vol­gi­men­to e di defor­mazione, cui poco su si è accennato.

Fat­to sta che il ter­mine “illu­min­is­mo”, in sé, ripor­ta ad un piano che nul­la ha a che fare col sig­ni­fi­ca­to suc­ces­si­va­mente assun­to, e divenu­to cor­rente, del ter­mine. Gli “illu­mi­nati” era­no col­oro che ave­vano rice­vu­ta l’il­lu­mi­nazione spir­i­tuale e che, per tale via, era­no sta­ti fat­ti parte­cipi di una conoscen­za supe­ri­ore, super­azionale, superindi­vid­uale, trascen­dente le comu­ni facoltà umane. Era, insom­ma, la stes­sa cosa che la sco­las­ti­ca cat­toli­ca ave­va chiam­a­to intu­itio intel­lec­tu­alis e che pres­so gli Indoger­mani d’Ori­ente ave­va avu­to il nome di bod­hi, ter­mine sig­nif­i­cante illu­mi­nazione, conoscen­za sovran­nat­u­rale illu­mi­na­ta. Poiché, per la forza stes­sa delle cose, una tale con­quista non può essere che il priv­i­le­gio di pochi elet­ti, di poche nature supe­ri­ori, così appare chiaro che la dot­t­ri­na del­la “illu­mi­nazione” e degli “illu­mi­nati” pote­va avere il suo gius­to pos­to solo in una con­cezione gen­erale aris­to­crat­i­ca e ger­ar­chi­ca, lon­tana, dunque, di mille miglia da tut­to ciò che è “riv­o­luzione” e antitradizione.

Per com­pren­dere, tut­tavia, il suc­ces­si­vo per­ver­ti­men­to del con­cet­to di illu­min­is­mo, bisogna accennare alle relazioni fra l’“illuminazione” e il “dog­ma”. Il dog­ma, come è noto, è la for­ma pro­pria assun­ta in Occi­dente, nel­la reli­gione cat­toli­ca, dal­l’in­seg­na­men­to tradizionale, dovunque esso si riferisca al piano sovran­nat­u­rale: for­ma che, però, deve con­sid­er­ar­si impos­ta dalle cir­costanze, e non essen­ziale, in altre civiltà un tale inseg­na­men­to aven­do anche trova­to altre forme di espres­sione. La cir­costan­za spe­ciale che ha por­ta­to, in Occi­dente, alla for­ma “dog­mat­i­ca” devesi vedere in una cer­ta degradazione intel­let­tuale del­l’uo­mo europeo più recente e in una sua spic­ca­ta propen­sione per l’in­di­vid­u­al­is­mo e l’a­n­ar­chis­mo intel­let­tuale. Per­ché una deter­mi­na­ta conoscen­za, trascen­dente ormai i lim­i­ti del­la comune capac­ità d’in­tel­let­to, fos­se rispet­ta­ta e con­ser­va­ta fuori di ogni pos­si­bile attac­co dei sin­goli, non vi era altro modo che dar­la in for­ma di “dog­ma”. Gius­ta­mente scrive il Guénon: “Vi sono delle per­sone che, per non diva­gare, nel sen­so eti­mo­logi­co del­la paro­la, han­no bisog­no di essere tenute stret­ta­mente in tutela, men­tre altre non ne han­no alcun bisog­no; il dog­ma è nec­es­sario solo per le prime, e non per le sec­onde, allo stes­so modo che — per pren­dere un altro esem­pio di carat­tere un po’ diver­so — l’in­ter­dizione delle immag­i­ni è nec­es­saria solo per quei popoli che, per via delle loro ten­den­ze nat­u­rali, sono por­tati ad un cer­to antropomorfismo”.(1)


NOTE

1) Bra­no trat­to da: R. GUÉNON, Iniziazione e real­iz­zazione spir­i­tuale, tr. ital. Edi­zioni Stu­di Tradizion­ali, Tori­no 1967, p.149 [n.d.c.].